“ Filippo vien chi
che vien giù la piova “
era d’urto alla mia allegrezza
la richiesta di chi mi osservava
atto a farmi rinunciare
all’ardore di battaglia
l’attendevo con gioia da bambino
il richiamo a fronteggiarla
con lo scudo di un ombrello colorato
mi schieravo al centro del cortile
tutto intorno era il campo di battaglia
deserto di anime e animali
perché tutti rifugiati nelle tane
dietro i vetri di un casale scolorito
occhi indiscreti osservavano stupiti
la mia folle battaglia con l’insidia della mia salute
cantando affrontavo disinvolto
gli spruzzi gelidi che avvolgevano il mio corpo
sparse nel campo di battaglia
si formavan pozze inzaccherate
da stanare e calpestare al mio avanzare
poi d’un tratto sentivo un brivido nel corpo
era l’urlo di mia madre imbestialita
“ tu sei pazzo ! entra in casa o te le do “
per ciò sconfitto
incominciavo a indietreggiare .-
:- sai - disse Maurizio :- sei veramente
forte , tutti al tuo posto sarebbero tentati di tentarmi , di provocarmi a dire ciò che ignorano , mentre tu no ! Tu tranquillamente mi narri le cose ed anche se sai che io le so , continui senza chiedermi spiegazioni , senza chiedermi il perché della tua vita , della tua guerra e soprattutto senza nessun rancore o rabbia nei sentimenti , ricordi quando ti ho consigliato di prenderti cura dei tuoi genitori , era solo un modo per farti riposare , di farti rallentare la frenesia che avevi , mentre tu lo hai preso come un ordine , ti sei dedicato a tempo pieno ai tuoi genitori , trascurando totalmente tutto , per loro e so benissimo che questo periodo che ti sei allontanato da loro , hai predisposto tutto intorno a loro con molta cura e che non sarai tranquillo fin che non torni a casa tua , però dimmi quanto ti senti orgoglioso di essere mio figlio ? - Gabriele sorrise a Maurizio e disse :- voglio risponderti con una poesia : Reperto Romano
Insignificante e… gettato
Se vuoi puoi chiamarmi anche
Frammento pezzo o coccio
Ma io ne ho duemila e tu no !
Sono stato raccolto
Pulito ed incorniciato
Auguro anche a te che mi stai guardando
Il mio percorso .
Quando ho scritto queste righe , sentivo veramente la differenza tra me e gli altri ed anche se l’augurio era di intraprendere il mio percorso , sapevo e so benissimo che ciò è quasi impossibile , mi guardo intorno e vedo ciò che l’umanità vuole raggiungere , vedo i maestri di questa umanità e tutto questo mi ha fatto diventare
razzista , non tra bianchi , neri , o gialli , ma razzista di ideali , io sento che se faccio parte di un popolo misto di bianchi , gialli , neri , ecc… il mio popolo è diverso , perché io sono diverso , insomma non credo siamo tutti fratelli o figli di DIO come spesso ci si dice , io credo che siamo tutti figli unici e per di più diversi , perché io sono diverso dagli altri , lo scopro tutti i giorni , nelle situazioni in cui mi trovo , ancora non ho trovato nulla di uguale a me , sai anche con i miei familiari , la differenza è enorme , spesso vengo definito : antico e sai quello che per loro potrebbe essere un insulto , per me è un complimento , perché so di fare parte di qualcosa che si perde nella notte dei tempi e non della loro modernità , cosa di cui io vado
fiero .- Intanto continuavano ad avvicinarsi al paese , che al loro sguardo si faceva sempre più grande , ed in lontananza si poteva vedere anche il mare , su cui si affacciava il paese , che poi non era neanche tanto paese , a guardarlo bene , era più una piccola cittadina che dopo l’inatteso incontro di Maurizio , a Gabriele iniziava a stare stretta , così come pure il monastero .
Fu il silenzio che continuò ad accompagnare i due , fino a circa un km. dal paese e d’improvviso Gabriele che era con lo sguardo fisso al paese , si spaventò , accorgendosi che sulla sua spalla si era posato un uccellino dal piumaggio variopinto , fu preso di sorpresa e cercò di scacciarlo con la mano , l’uccellino , si alzò in volo e si riposò ancora sulla sua spalla e nello stesso istante , una voce nel suo cervello disse :- ti saluto figlio mio , ma sappi che così come questo uccellino io ti sarò sempre al fianco , ciò che per il patto con il male potevo permettermi di fare , oggi l’ho fatto e ne sono felice , non disperare perché ovunque sarai , io sono con te - e detto ciò l’uccellino prese il volo , che Gabriele seguì con lo sguardo fin che la sua vista lo percepì , poi si voltò e si ritrovò solo .
Uno strano sorriso apparve sul volto di Gabriele , che continuando a camminare entrò in paese , si avviò direttamente alla sua piccola
casa , entrato prese una penna , un foglio di carta ed iniziò a
scrivere , scrisse una lunga lettera , mise quel foglio in una busta ed andò di corsa ad imbucare quella lettera che era indirizzata al monastero , prese il suo zaino ed infilò dentro il necessario per affrontare il viaggio di ritorno a casa , perché ciò che cercava il giorno del suo arrivo al monastero , quel giorno lo aveva trovato , facendo con lo scopo della sua vita , che per lui èra la vita , un viaggio di dieci km.
ZERODIECI e Cristal Ship
lunedì 19 maggio 2008
mercoledì 30 aprile 2008
primo maggio
L’amante
Italia mia
Come t’han ridotto
Io più te guardo
E più me fai tristezza
C’avevi tutto
Da fa invidia ar monno
E sei arrivata
Quasi allo sprofonno
Me fai tristezza
Tu non sei più fiera
Tra le nazioni
Della tua bandiera
Della tua storia
Chi più se ricorda?
Se chi la studia
Nun ce prende amore?
Nun sei gelosa
Più della tua terra
E la dai in pasto
A chi te vo fa sua
Davi er terrore
Se suonavi le campane
Pe arichiamà
Chi te vo bene a te difenne
Nun c’hai più DIO
T’hanno levato pure quello
Che te guardava
Cresce e fatte la più bella
Se so magnati
Pure er pane dei nipoti
E c’hanno detto
Che se chiama libertà
Ce sta na cosa
Che io nun t’ho mai detto
Me so stufato
Pure della libertà
Se libertà
Significa ammazzà
I sogni
De chi te vo riamà
Zerodieci
Italia mia
Come t’han ridotto
Io più te guardo
E più me fai tristezza
C’avevi tutto
Da fa invidia ar monno
E sei arrivata
Quasi allo sprofonno
Me fai tristezza
Tu non sei più fiera
Tra le nazioni
Della tua bandiera
Della tua storia
Chi più se ricorda?
Se chi la studia
Nun ce prende amore?
Nun sei gelosa
Più della tua terra
E la dai in pasto
A chi te vo fa sua
Davi er terrore
Se suonavi le campane
Pe arichiamà
Chi te vo bene a te difenne
Nun c’hai più DIO
T’hanno levato pure quello
Che te guardava
Cresce e fatte la più bella
Se so magnati
Pure er pane dei nipoti
E c’hanno detto
Che se chiama libertà
Ce sta na cosa
Che io nun t’ho mai detto
Me so stufato
Pure della libertà
Se libertà
Significa ammazzà
I sogni
De chi te vo riamà
Zerodieci
diamogli il "LA"
Date il: LA
Dopo er voto
Pare solo festa
De chi è entrato
E de chi starà alla testa
Nei giornali
Pare che tutto sia passato
Er male
Che c’ha quasi dissanguato
Pare solo
Che in Italia è ritornato
Er sole
Dopo la tempesta
Tutti presi
A festeggià la fine
De chi
Nun ne ha indovinata una
Italiani
Godeteve la festa
E continuate
A regge giù la testa
Perché
Nun ricordate a chi sta in testa
La lista
De li guai e a che fa festa?
Il lavoro
È quasi na chimera
Lo stipendio
Ce basta pe na sera
Le pensioni
Che fanno compassioni
E la monnezza
Che fa na gran tristezza
L’Alitalia
N’se po raccapezza
E la notte
N’se po più passeggià
Quindi dite
Che c’è da festeggià?
Forse il fatto
Che resta il privilegio
A chi è eletto
De garantì sé stesso
Co l’amici
Che l’hanno messo in lista
A fa sì
Che il voto è garantista
Senza scherzi
Tutto già previsto
Anche il fatto
Che li guai restano in lista
Manca il LA
E chi je lo deve da
De certo
Nun chi se fa ordinà
Come, quando
E a chi votà
Pensando
Che votà sia libertà
Quella vera
È pure criticà
Se stessi
E pe chi devi votà
Il motivo
De che devi votà
Uno solo
Forse lo saprà
Ma quer voto
Che t’hanno messo in testa
Tanta gente
Potrebbe anna a inguaià.
Zerodieci
Dopo er voto
Pare solo festa
De chi è entrato
E de chi starà alla testa
Nei giornali
Pare che tutto sia passato
Er male
Che c’ha quasi dissanguato
Pare solo
Che in Italia è ritornato
Er sole
Dopo la tempesta
Tutti presi
A festeggià la fine
De chi
Nun ne ha indovinata una
Italiani
Godeteve la festa
E continuate
A regge giù la testa
Perché
Nun ricordate a chi sta in testa
La lista
De li guai e a che fa festa?
Il lavoro
È quasi na chimera
Lo stipendio
Ce basta pe na sera
Le pensioni
Che fanno compassioni
E la monnezza
Che fa na gran tristezza
L’Alitalia
N’se po raccapezza
E la notte
N’se po più passeggià
Quindi dite
Che c’è da festeggià?
Forse il fatto
Che resta il privilegio
A chi è eletto
De garantì sé stesso
Co l’amici
Che l’hanno messo in lista
A fa sì
Che il voto è garantista
Senza scherzi
Tutto già previsto
Anche il fatto
Che li guai restano in lista
Manca il LA
E chi je lo deve da
De certo
Nun chi se fa ordinà
Come, quando
E a chi votà
Pensando
Che votà sia libertà
Quella vera
È pure criticà
Se stessi
E pe chi devi votà
Il motivo
De che devi votà
Uno solo
Forse lo saprà
Ma quer voto
Che t’hanno messo in testa
Tanta gente
Potrebbe anna a inguaià.
Zerodieci
martedì 29 aprile 2008
il "cavallo"
Molti anni fa, in un locale commerciale, lessi in un quadretto, una breve riflessione in metafora, di Winston Churchill, sull’iniziativa privata e più o meno egli diceva che: molti paragonano l’iniziativa e l’impresa privata a strani animali feroci, come ad esempio una tigre feroce da uccidere subito, mentre pochi la vedono come è nella realtà: “un robusto cavallo, che trina un carro molto pesante”.
Noi tre, abbiamo immaginato il nostro di cavallo da soma e lo vediamo così.
Il cavallo da soma
C’era un cavallo
Che usavano pe soma
Che a na cavalla
In continuo se negava
Er proprietario
Voleva n’ber puledro
Pe sostituillo
Man mano che invecchiava
Però er cavallo
Dar portamento fiero
Voleva un’fio
Sì ma pe fallo condottiero
De n’branco libero
Ar pascolo nel bosco
Com’era er padre
Prima d’esse catturato
E più er cavallo
Alla cavalla se negava
E più er padrone
Je dava bastonate
La cavalla
Che nun era na signora
Voleva n’fio
E lo cercò con’artro
S’era stufata
Dei sogni der cavallo
E diede ar fio
Sorte da fa soma
C’era n’carretto
Pronto ad aspettallo
E dopo poco
Je tocco trainallo
Così er cavallo
Che se negava sempre
Alla cavalla
Je fece n’discorsetto
Je disse guarda
C’avevi solo voja
De trastullatte
Cor cavallo der vicino
Non hai pensato
Ar peso der carretto
Che era già pronto
Da fa trainà a mi fio
Me costa caro
Nun potemme divertì
Ma pe qualcosa
So che devo soffrì
Zerodieci
Noi tre, abbiamo immaginato il nostro di cavallo da soma e lo vediamo così.
Il cavallo da soma
C’era un cavallo
Che usavano pe soma
Che a na cavalla
In continuo se negava
Er proprietario
Voleva n’ber puledro
Pe sostituillo
Man mano che invecchiava
Però er cavallo
Dar portamento fiero
Voleva un’fio
Sì ma pe fallo condottiero
De n’branco libero
Ar pascolo nel bosco
Com’era er padre
Prima d’esse catturato
E più er cavallo
Alla cavalla se negava
E più er padrone
Je dava bastonate
La cavalla
Che nun era na signora
Voleva n’fio
E lo cercò con’artro
S’era stufata
Dei sogni der cavallo
E diede ar fio
Sorte da fa soma
C’era n’carretto
Pronto ad aspettallo
E dopo poco
Je tocco trainallo
Così er cavallo
Che se negava sempre
Alla cavalla
Je fece n’discorsetto
Je disse guarda
C’avevi solo voja
De trastullatte
Cor cavallo der vicino
Non hai pensato
Ar peso der carretto
Che era già pronto
Da fa trainà a mi fio
Me costa caro
Nun potemme divertì
Ma pe qualcosa
So che devo soffrì
Zerodieci
lunedì 28 aprile 2008
chiacchiere da Bar
Il pettegolezzo, quello è quello che appare nella maggior parte dei programmi televisivi, da quelli di gossip a quelli sportivi e si è insinuato anche in programmi giornalistici più dediti alle cose serie, noi tre, siamo rimasti alle famose chiacchierate al bar, con personaggi più o meno folcloristici, con il commendatore di turno, il politico di passaggio per la colazione e coloro che fanno nei bar la loro vita, per precisione, inizia dal giornalaio, con brevi commenti e anticipazioni degli articoli da parte del giornalaio.
Oggi, vorremmo scrivere proprio pensando di fare pettegolezzi, le famose chiacchiere da bar e per le signore da parrucchiere, quindi iniziamo con il dire: cara Franca o Fabiana o comunque tu ti chiami, il fatto che hai trovato il tuo Simone, nome importante, ci ha messo in crisi, avevamo iniziato a leggere la rubrica: pagine di vita, su: Il Messaggero, proprio con la tua prima e-mail, iniziammo con spirito di curiosità e trovammo il tema da te espresso con uno sfogo, divertente, continuammo a leggere quella rubrica con la speranza di trovare altre tue e-mail, settimana per settimana, apparvero aperte discussioni su cui si può essere d’accordo o meno, il tutto era divertente, ma tu hai trovato Simone come un ago in un pagliaio e tutto è finito, si è tornati alle solite lagnanze dei o delle deluse, ai pettegolezzi.
Altro pettegolezzo che va forte nei dintorni di Roma, è la cessione se ci sarà della as Roma calcio, questo, sta facendo saltare i centralini delle emittenti romane radiotelevisive e quando un tema è così appassionante, mette in luce anche la maleducazione o ineducazione dei conduttori, di coloro che dovrebbero essere grati agli spettatori entusiasti di poter parlare, (libertà di espressione) mentre invece istaurando una dittatura, basata sulla figura del conduttore padrone della trasmissione, vorrebbero imporre le loro teorie a riguardo, pensando di favorire chi? Negli anni passati, con le stesse tecniche, volevano sfavorire tutti, anche la magica Roma ma non ci sono riusciti, grazie alla perseveranza del suo proprietario e noi tre, invogliamo l’ancora proprietario, di fare di testa propria, senza ascoltare i pettegolezzi.
La via del pettegolezzo
M’ha detto ieri
Uno che ho incontrato
Che nun te poi
Fidà più der curato
Che quello
Che je dici in confessione
Se scorda
De tenello segregato
Se mette
A dillo pure sull’altare
Pe rende
Quel vangelo sempre attuale
Je manca
Solo de citare il nome
De chi ricorre
Alla confessione
M’ha detto
Credi a me che so informato
Chiedendo
A me come m’era annato
Dal giorno
Che io non l’ho più incontrato
Voleva
Sapè tutto filo e segno
Pe raccontallo
Pure a su fratello
Ma che te posso di
Me so scordato
Ciò che
È successo nel tempo passato
E sta chiacchierata
A me m’ha ricordato
Che non
T’ho conosciuto nel passato
Perché
Te voi informà de cose mie
Pe raccontalle
Dopo nelle vie?
Poi pure raccontà
Che m’hai incontrato
E che d’istinto
Io t’ho ignorato
Zerodieci
Oggi, vorremmo scrivere proprio pensando di fare pettegolezzi, le famose chiacchiere da bar e per le signore da parrucchiere, quindi iniziamo con il dire: cara Franca o Fabiana o comunque tu ti chiami, il fatto che hai trovato il tuo Simone, nome importante, ci ha messo in crisi, avevamo iniziato a leggere la rubrica: pagine di vita, su: Il Messaggero, proprio con la tua prima e-mail, iniziammo con spirito di curiosità e trovammo il tema da te espresso con uno sfogo, divertente, continuammo a leggere quella rubrica con la speranza di trovare altre tue e-mail, settimana per settimana, apparvero aperte discussioni su cui si può essere d’accordo o meno, il tutto era divertente, ma tu hai trovato Simone come un ago in un pagliaio e tutto è finito, si è tornati alle solite lagnanze dei o delle deluse, ai pettegolezzi.
Altro pettegolezzo che va forte nei dintorni di Roma, è la cessione se ci sarà della as Roma calcio, questo, sta facendo saltare i centralini delle emittenti romane radiotelevisive e quando un tema è così appassionante, mette in luce anche la maleducazione o ineducazione dei conduttori, di coloro che dovrebbero essere grati agli spettatori entusiasti di poter parlare, (libertà di espressione) mentre invece istaurando una dittatura, basata sulla figura del conduttore padrone della trasmissione, vorrebbero imporre le loro teorie a riguardo, pensando di favorire chi? Negli anni passati, con le stesse tecniche, volevano sfavorire tutti, anche la magica Roma ma non ci sono riusciti, grazie alla perseveranza del suo proprietario e noi tre, invogliamo l’ancora proprietario, di fare di testa propria, senza ascoltare i pettegolezzi.
La via del pettegolezzo
M’ha detto ieri
Uno che ho incontrato
Che nun te poi
Fidà più der curato
Che quello
Che je dici in confessione
Se scorda
De tenello segregato
Se mette
A dillo pure sull’altare
Pe rende
Quel vangelo sempre attuale
Je manca
Solo de citare il nome
De chi ricorre
Alla confessione
M’ha detto
Credi a me che so informato
Chiedendo
A me come m’era annato
Dal giorno
Che io non l’ho più incontrato
Voleva
Sapè tutto filo e segno
Pe raccontallo
Pure a su fratello
Ma che te posso di
Me so scordato
Ciò che
È successo nel tempo passato
E sta chiacchierata
A me m’ha ricordato
Che non
T’ho conosciuto nel passato
Perché
Te voi informà de cose mie
Pe raccontalle
Dopo nelle vie?
Poi pure raccontà
Che m’hai incontrato
E che d’istinto
Io t’ho ignorato
Zerodieci
domenica 27 aprile 2008
il: INCOMINCIO
Ci sono giorni, che c’è poco da dire, anche tra noi tre, le giornate scorrono serene e tranquille, poi, per noi che siamo criticoni, non ci sono spunti, ma, ma ci va di giocare lo stesso, giochiamo con i nostri amori e chi ci conosce, sa che la magica Roma è uno di questi, quindi mentre prendevamo il caffè, ci è uscita una breve filastrocca, attuale per la nostra magica che come appare, lascia in ansia tutti i suoi tifosi, si lavora di fantasia, di speranze e di storia e per la storia recente, siamo soddisfatti, ma quando si sta per cambiare, si sogna sempre di cadere in mani buone e questo ci appare e speriamo.
Siamo orgogliosi di quel giallo e di quel rosso quando sventola allo stadio e del nome che porta: “ROMA”.
L’incomincio
Se dice
In giro
Pare sia
Na storia vera
Che c’è
N’signore
Che se vo
Comprà la Roma
Se dice
Pure
A detta
Degli esperti
Che quella
Squadra
La vonno fa
Più grande
Così che
Roma
Der monno
La capoccia
Torni
Ar trionfo
Cor gioco
Der pallone
Se dice
Pure
Che chi
C’ha già provato
La vennerebbe
Ma solo a malincuore
Innamorato
Der giallo unito ar rosso
Che pe
Ottant’anni
Se so portati
Addosso
Pe
Aricordà
Ar monno
Un paradosso
Che pur
Se n’vince
Ner gioco
Der pallone
Roma der monno
È sempre la capoccia
E quer
Signore
Che se la
Vo comprà
Na cosa sola
Se deve aricordà
Che sì New York
Sarà una gran città
Ma tutto a Roma
È stato a comincià.
Zerodieci
Siamo orgogliosi di quel giallo e di quel rosso quando sventola allo stadio e del nome che porta: “ROMA”.
L’incomincio
Se dice
In giro
Pare sia
Na storia vera
Che c’è
N’signore
Che se vo
Comprà la Roma
Se dice
Pure
A detta
Degli esperti
Che quella
Squadra
La vonno fa
Più grande
Così che
Roma
Der monno
La capoccia
Torni
Ar trionfo
Cor gioco
Der pallone
Se dice
Pure
Che chi
C’ha già provato
La vennerebbe
Ma solo a malincuore
Innamorato
Der giallo unito ar rosso
Che pe
Ottant’anni
Se so portati
Addosso
Pe
Aricordà
Ar monno
Un paradosso
Che pur
Se n’vince
Ner gioco
Der pallone
Roma der monno
È sempre la capoccia
E quer
Signore
Che se la
Vo comprà
Na cosa sola
Se deve aricordà
Che sì New York
Sarà una gran città
Ma tutto a Roma
È stato a comincià.
Zerodieci
sabato 26 aprile 2008
prove tecniche di "Libertà"
Se per una volta, ci si mette in disparte, in un angolo ad osservare e ad ascoltare, si può anche divertirsi, si può notare l’essenza degli italiani.
Italiani che non sono mai d’accordo, mai uniti, neanche sui valori della nostra repubblica, ieri, ascoltare le liti, i battibecchi tra politici, sul venticinque aprile è stato divertente e nemmeno gli storici sono riusciti in tutti questi anni a metterci d’accordo, a creare una coscienza non dico repubblicana, ma se non altro suscitare il valore della libertà.
Quello che ci fa più ridere, è che quel valore tanto sperato in molte parti del mondo ancora, è stato artefice delle loro fortune, economiche e di espressione, proprio di chi insinua a tempi passati, con discorsi poco chiari e ambigui.
È anche vero, che molti non credono la nostra democrazia italiana, veramente democratica, quindi i loro discorsi appaiono anche attuali e quindi i V day a cui assistiamo, tendono ad apparire credibili e riscuotono successo, proprio come dicono, perché si appropriano del valore della resistenza.
Un po’ tutti, vogliono appropriarsene ed elaborano discorsi affinché, vengano individuati, come difensori della libertà.
L’uomo libero, in realtà deve sentirsi libero anche dall’appartenere a status, anche saper uscire dal proprio io, dal proprio sé, mentre tutti sono innamorati del proprio sé, cercano di istituzionalizzare la loro figura e renderla perenne.
La libertà, quella è in continua evoluzione, probabilmente, quella che oggi conosciamo, tra mille anni sarà considerata solo come una tappa che portando l’essere umano dalla schiavitù alla vera libertà, verrà considerata solo una via per la libertà, solo come prova tecnica di libertà.
Noi ci crediamo alla vera libertà, la sogniamo e nel nostro piccolo la viviamo, ma per sentirci liberi in questa vita, siamo consapevoli che moriremo schiacciati dall’ingiustizia che regna in qualsiasi libertà, nel mondo conosciuta.
Gronchi Rosa: !
Italiani che non sono mai d’accordo, mai uniti, neanche sui valori della nostra repubblica, ieri, ascoltare le liti, i battibecchi tra politici, sul venticinque aprile è stato divertente e nemmeno gli storici sono riusciti in tutti questi anni a metterci d’accordo, a creare una coscienza non dico repubblicana, ma se non altro suscitare il valore della libertà.
Quello che ci fa più ridere, è che quel valore tanto sperato in molte parti del mondo ancora, è stato artefice delle loro fortune, economiche e di espressione, proprio di chi insinua a tempi passati, con discorsi poco chiari e ambigui.
È anche vero, che molti non credono la nostra democrazia italiana, veramente democratica, quindi i loro discorsi appaiono anche attuali e quindi i V day a cui assistiamo, tendono ad apparire credibili e riscuotono successo, proprio come dicono, perché si appropriano del valore della resistenza.
Un po’ tutti, vogliono appropriarsene ed elaborano discorsi affinché, vengano individuati, come difensori della libertà.
L’uomo libero, in realtà deve sentirsi libero anche dall’appartenere a status, anche saper uscire dal proprio io, dal proprio sé, mentre tutti sono innamorati del proprio sé, cercano di istituzionalizzare la loro figura e renderla perenne.
La libertà, quella è in continua evoluzione, probabilmente, quella che oggi conosciamo, tra mille anni sarà considerata solo come una tappa che portando l’essere umano dalla schiavitù alla vera libertà, verrà considerata solo una via per la libertà, solo come prova tecnica di libertà.
Noi ci crediamo alla vera libertà, la sogniamo e nel nostro piccolo la viviamo, ma per sentirci liberi in questa vita, siamo consapevoli che moriremo schiacciati dall’ingiustizia che regna in qualsiasi libertà, nel mondo conosciuta.
Gronchi Rosa: !
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